Corpellestore - Il Profumo di Nicchia

Profumi di Nicchia: cosa sono e perché sono così amati

Nicchia. Questo sostantivo, che indica la cavità nascosta di un edificio, già prelude alla suggestiva scoperta di un ambito misterioso, conosciuto solo da fortunati iniziati.

Un racconto, tra verità e leggenda, rileva l’importanza di questi piccoli vani. Pare che, fin nell’antichità, venissero utilizzati dai sapienti maestri profumieri per conservare, a temperature ideali e lontano da occhi indiscreti, le preziose e delicate materie prime delle loro creazioni. In questo mitologico impiego si è probabilmente plasmato e costituito il significato moderno di profumo di Nicchia.

Definire esattamente questo particolare settore merceologico è un’impresa affascinante e, allo stesso tempo, soggetta sempre più a frenetici cambiamenti di gusto e di stile. La filosofia di base che contraddistingue la Nicchia contiene, però, splendide e granitiche certezze. Sono fragranze concepite e realizzate da nasi artigiani o piccole aziende che, lontane dallo stile aggressivo e massificato della profumeria commerciale, inseguono l’estro impalpabile del sogno, di una storia, di un’intuizione letteraria o musicale e cercano di realizzarla attraverso l’arte combinatoria degli elementi chimici. Questo desiderio di concepire un profumo non come merce ma un magnifico apparato della personalità di chi lo indossa, simile a un liquido gioiello, rende manifesta la netta differenza che intercorre con la produzione industriale.

Le fragranze commerciali, infatti, inseguono pedissequamente le rigide leggi del marketing. Vi è un accurato studio a tavolino della composizione, allo scopo di raggiungere il gusto di una vasta platea che, per la legge dei grandi numeri, accontenta tiepidamente tutti senza farsi amare davvero da nessuno. La mancanza di una vera e propria identità aromatica viene compensata con il massiccio utilizzo di testimonial, a cominciare dalle star del cinema o della musica. Con questo palese stratagemma si attira il più vasto pubblico possibile che, per osmosi immaginativa, si immedesima in loro nella speranza di ridurre fantasiosamente le distanze e solo con un semplice acquisto. Questa effimera fascinazione relega, quindi, il profumo sullo sfondo, in un cono d’ombra dove tutti sembrano assomigliarsi e nessuno riesce davvero a far risaltare la personalità di chi lo indossa.

Pur non potendo competere sia a livello di produzione sia a livello pubblicitario con il gemello ordinario, la Nicchia delle origini ha optato per una scelta precisa in termini di rappresentazione e coerenza. La passione artigiana e l’originalità della Nicchia sono già un vero marchio di fabbrica, il valore aggiunto che si evidenzia nella selezione di materie prime che, a livello intuitivo, assumono un’importanza fondamentale, oramai lontana da quei facili trend che vogliono una fragranza semplicemente “carina” e facile da comprendere.

Nel corso degli anni, si è rafforzata erroneamente l’idea che le creazioni artistiche scelgano e utilizzino sempre e solo materie assolutamente naturali, atteggiamento inversamente proporzionale al suo parallelo mainstream, che predilige le molecole sintetiche e molto cheap. Tale visione, piuttosto rigida e unilaterale, non solo non è veritiera ma sminuisce il grande debito di riconoscenza che i due opposti e profumati poli hanno con la sintesi chimica. La differenza non è tra una scialba riproduzione della natura o un inno alla contaminazione estrattiva ma è un differente approccio che la Nicchia assume nella visione d’insieme delle sue creazioni. La sua, è una scelta estetizzante.

Andare oltre i soliti schemi utilizzando certi audaci accordi olfattivi capaci di lasciare davvero il segno, è la costante e il DNA dei più noti brand del settore. I non facili frutti di questa artistica predilezione riescono ad essere colti anche da chi è digiuno in materia. Dalla rivisitazione qualitativamente elevata di classiche emozioni olfattive alla stravaganza più sfrenata che può felicemente sconfinare nell’eccesso, ogni opera d’ingegno proveniente dalla Nicchia cattura l’attenzione dei clienti oramai saturi di storie profumate senza personalità.

Questo solido potere d’attrazione non si riconosce collocato tra pallide evanescenze e poderosi effluvi che assomigliano, nell’evoluzione, sempre a loro stesse, così inopportunamente sistemate lungo un’anonima parete che priva lo sguardo del piacere della scoperta. Queste grandi superfici commerciali, potentemente illuminate e martellate da musica a tutto volume, dove fluttuano solerti commesse che tentano, invano, di raccontare un profumo di cui conoscono solo il nome, non possono certo attrarre i vecchi e i nuovi cultori di questo variegato cosmo alchemico.

Un profumo di Nicchia ha bisogno di un luogo raccolto, intimo, con personale esperto dove i sensi possano ritrovare un’esperienza aperta all’ascolto della complessità compositive, che catturano l’animo verso un mondo di sperimentazioni ludiche in grande stile. Il modello ultimo della Nicchia è la persona, è l’epidermide che deve perfettamente fondersi con il suo profumo senza diventare un clone di centomila altri cloni. È questo il suo aspetto vincente e qualitativamente superiore, la visione di un atto artistico e non puro e semplice commercio.

E, come un buon film d’essai, è il passaparola e non un estenuante loop di spot omologati a far avvicinare le persone a questo emisfero d’elezione e ad aiutarlo a comprendere il sorprendente distacco esistente tra un fluido anonimo e un piccolo capolavoro in bottiglia. Le origini e le conquiste dei marchi di profumi di Nicchia, con le loro variegate storie raccontano scelte ben precise che passano attraverso lo slancio di una rinnovata tradizione alle più coraggiose sperimentazioni stilistiche.

I marchi di Nicchia che possono vantare più antichi natali sono quelli che continuano ad entusiasmare gli olfatti contemporanei grazie a raffinate fragranze senza tempo. Pierre-François Lubin, il fondatore nonché rinomato maestro profumiere, ha messo in luce le sue creazioni in piena Rivoluzione Francese. Lubin ha conquistato il cuore di regine e nobildonne di ogni corte europea, dall’imperatrice Giuseppina, moglie di Napoleone I alla stessa sorella del sovrano, Paolina Borghese, fino allo Zar Alessandro I di Russia. Dal 1730, la rinomata famiglia di profumieriFloris, ha ammaliato regnanti come Giorgio IV arrivando a soggiogare star di Hollywood come Marilyn Monroe e la più bella e triste delle principesse, Lady Diana. James Henry Creed, celebre guantaio della famiglia reale inglese fin dal 1760, ha applicato il suo spirito imprenditoriale entrando nell’universo dei profumi con il marchio di famiglia. Le fragranze Creed sono, ad oggi, tra quelle più conosciute e apprezzate del settore per la qualità delle materie prime e l’equilibrio delle composizioni. Un barbiere della Cornovaglia, William Penhaligon, nel 1860 fonda Penhaligon’s, maison oramai diventata l’emblema dell’eleganza british grazie alla nitida semplicità delle sue piramidi olfattive.

Ai blasonati progenitori della Nicchia, si aggiunge la New Wave di quelle griffe che, dalla fine degli anni Sessanta agli Ottanta del ‘900, ha raggiunto la meritata fama, in un tempo relativamente più breve, con emblematiche esecuzioni aromatiche. Diptyque nasce sotto la buona stella creativa di tre professionisti: un interior design, un pittore e un regista teatrale. Alla fine degli anni ’60, realizzano eau de parfum di grande charme, ancora perfettamente attuali. L’Artisan Parfumeur vanta oltre quarant’anni di ossessione profumata, iniziando la sua irresistibile ascesa con una divertente boutade. Il suo leader e inventore, il chimico Jean Laporte, accetta la sfida di un amico di creare, per una serata di gala, un aroma alla banana da abbinare al suo costume a forma di frutto giallo. Il resto è scritto nella storia.

Nel 1981, Annick Goutalpianista di talento e apprezzata fotomodella, segue il suo istinto in fatto di stile e dà il suo nome a fragranze aggraziate come lei, così avvolgenti e con un tocco di esuberante vitalità. L’effervescente periodo contemporaneo è testimone della nascita di nuove firme di grande qualità che, con la loro vivace inventiva, scalpitano per essere scoperte, comprese e amate. Perché, in questa porzione di cielo aromatico, non esistono sterili classificazioni di profumi migliori di altri. Il suo primo e autentico splendore non è nel possesso ma nell’esplorazione, non in un elenco preconfezionato ma nel soggettivo atto liberatorio di scegliere solo per sé.